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QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLE NUOVE PROVINCE

05/11/2012

LA TORRE DI PISA IN PROVINCIA DI LIVORNO, IL PO CHE SI BUTTA A MARE IN QUELLA DI VERONA E LODI CHE ORA CONFINA CON IL VENETO.
L’AVRESTE MAI DETTO? CON MONTI TUTTO E’ POSSIBILE …

Da che mondo è mondo, se una cosa non serve più la si butta o, tutt’al più, la si mette da parte (cosa che spesso equivale a un inutile procrastinare) all’insegna di un vago “caso mai un domani” …
Con il governo Monti no. Le Province non servono più? Sono diventate un contenitore vuoto? Un inutile organismo mangiasoldi? “Cancelliamole!” dicevano ormai tutti. E invece no … alcune le eliminiamo, altre le accorpiamo, altre ancora (le cosiddette “aree metropolitane”) le creiamo “ex novo”. Ma che bello! Ne è venuto fuori un “pasticciaccio brutto” che nemmeno la fervida immaginazione di Carlo Emilio Gadda avrebbe saputo creare!
Che senso ha tutto ciò? Nessuno … come d’altra parte poco o nessun senso ha inserire, grazie a questo provvedimento, grandi e (come vedremo) più che ipotetici risparmi nei prossimi bilanci dello Stato.
Andiamo con ordine. Già più di dieci anni or sono, quando mi capitò di ricoprire la carica di assessore provinciale di Biella, la Provincia (contrariamente a ciò che la gente al tempo pensava) era un organismo economicamente debole e spesso non in grado di far fronte alle aspettative del territorio. Questo perché le Regioni erano diventate il “veicolo” utilizzato da Stato e Unione Europea per far affluire risorse al territorio e le Province, che godevano di pochi trasferimenti di fondi e avevano scarse possibilità impositive, stavano via via perdendo d’importanza, ritrovandosi spesso a gestire meno risorse dei Comuni capoluogo.
Sarebbe stato opportuno eliminarle già allora: invece no, se ne fecero ancora di nuove (le ultime sono state Monza, Fermo e Barletta-Andria-Trani, create nel 2004), con l’assurdo delle quattro nuove province sarde (Olbia-Tempio, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Medio Campidano) create nel 2001. Oggi che, sostanzialmente, gestiscono soltanto più strade e scuole si è pensato di mettere in atto un riordino improvvisato, un “non sense”, che nemmeno ripristina la situazione di un tempo o i “desiderata” degli abitanti del posto.
Insomma, va bene rimettere insieme Biella con Vercelli, Forlì-Cesena con Rimini (con un Ravenna in più che già lascia perplessi …) e Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone; ma nel Salento, che senso ha mettere Brindisi con Taranto quando i comuni dell’area vogliono andare con Lecce? Tanto valeva fare la provincia Grande Salento (con Lecce, Brindisi e Taranto), così se ne toglieva pure un’altra.
E Barletta, Andria e Trani? Dieci comuni che prima del 2004 erano in provincia di Bari, cosa ci vanno a fare con Foggia? In Toscana, poi, si rasenta il ridicolo: Prato, comune che aveva combattutto a lungo per liberarsi dal giogo di Firenze (sono realtà economiche diversissime) ora si ritroverà, con Pistoia (con cui un’unione aveva un senso), inglobata nell’area metropolitana di Firenze che è l’esatto contrario di quel distinguo economico e sociale per cui questa città si è sempre battuta. E l’idea balzana di mettere insieme non solo Pisa e Livorno (e già lì scappa da ridere …), ma di aggiungerci anche Lucca e Massa Carrara … La Spezia no? Ah già, quella sta ancora in Liguria … Bella però è anche l’unione di Rovigo con Verona mentre Padova, che da Rovigo (come pure da Venezia, a dire il vero) sta a un tiro di schioppo, la si mette con Treviso, che invece se ne voleva andare con Belluno. E Lodi? Era in provincia di Milano, ora si ritroverà ad avere a che fare, anziché con la confinante Pavia, con Cremona e Mantova (con quest’ultima, però, che vuole andare con Brescia …), mentre la piccola ma popolosa Monza, che aveva lottato anni per non essere più soltanto una città di periferia del capoluogo lombardo, ora si ritroverà ufficialmente a far parte dell’area metropolitana milanese. E che dire delle nuove tre province (Perugia, Campobasso e Potenza) ora con territorio identico alle rispettive regioni (Umbria, Molise e Basilicata)? Bell’esempio di “spending review” … non trovate?
L’elenco potrebbe continuare ma dilungarsi non serve, perché ciò che si voleva dimostrare è ormai evidente: questa non è la riforma strutturale da tanti invocata e da molti temuta; è, come già detto, un altro pasticciaccio brutto che questo governo ha deciso a tavolino, in fretta e furia, per mere ragioni di tipo contabile … le uniche che ha realmente a cuore. Anche qui, però, casca l’asino: perché questa è una “riforma” che (scommettiamo?) sarà più quello che costa che quello che porta. I dipendenti delle Province verranno forse licenziati? Gli uffici saranno chiusi? I servizi non verranno più erogati? Certo che no, ci mancherebbe … Realtà così esistono in tutta Europa e si occupano di questioni (strade, scuole, lavoro e via elencando) che non possono essere trascurate; verranno passate ad altra entità, regionale, comunale o sovracomunale; con tutta una serie di costi di chiusura e riapertura (di sedi distaccate, per esempio) da mettere in conto.
L’unico risparmio reale sarà dato dall’eliminazione del “ceto politico” (presidente, assessori e consiglieri) che le ha finora guidate. Ma allora: non si poteva semplicemente eliminare quest’ultimo trasformando le Province in assemblee di sindaci che dibattono in quel luogo, senza indennità di carica, stipendi e quant’altro, le questioni di carattere sovracomunale? E magari, invece di sperare di risparmiare 50 milioni di euro con l’abolizione delle Province, non sarebbe stato meglio darsi da fare per dimezzare il numero dei parlamentari che costano, annualmente, ben di più?

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