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UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE?

17/08/2013

La discutibile presa di posizione, pubblicata in questi giorni, di “Fare per Fermare il declino” (la trovate qui: Un rimedio peggiore del male) fa acqua da tutte le parti.
Finché si parla di obbligare le Fondazioni a “dismettere i pacchetti di controllo dei principali istituti di credito” non si può che essere d’accordo, visto i guasti che un operato orientato soprattutto a generare profitti sempre più alti (per dare a queste grossi dividendi da distribuire) ha portato in tutto il sistema.
fondazioni-bancarieSe si parla però di rilancio del credito, non si può ignorare il fatto che uno dei più grossi problemi del nostro Paese è proprio, al riguardo, l’assenza di un ponderato ed efficace piano di intervento statale.
Parlando di banche, infatti, questo è “il problema” dell’Italia, perché è evidente che avere un sistema creditizio che crediti, di fatto, non ne eroga più, è come avere un bellissimo acquedotto da cui però l’acqua non esce.
Stante questa situazione, evocare lo spettro del cattivo operato delle agenzie statali Usa di garanzia dei mutui, è cosa che, detta così, serve solo a creare allarmismo. Bisognerebbe invece far tesoro di quegli errori, evitare che si ripetano, senza per questo “buttar via l’acqua sporca con il bambino dentro”; perché questo tipo di realtà servono, oggi come non mai.
salva-bancheProva ne è che strutture “parapubbliche” che sostengono l’apparato produttivo sono operative per esempio sia in Germania che in Francia; e così, con buona pace dell’Europa e di tutte le sue regole, le aziende tedesche e francesi di fatto possono competere, in campo internazionale, usufruendo di condizioni che le imprese italiane, ormai, possono soltanto sognare. Perché qui da noi, soprattutto con la politica del “genio” Monti, si è preferito operare (e abbiamo visto come) senza spendere e, se proprio lo si doveva fare, senza pagare: che è ancora peggio.
Per cui oggi in Italia abbiamo consorzi e altre realtà di promozione ormai inattivi perché non più finanziati, aziende che chiudono perché lo Stato (che dovrebbe essere il più virtuoso di tutti) non paga e un monte di finanziamenti europei a cui più nessuno accede perché, per fare progetti, occorrono fondi e quelli, il nostro sistema produttivo, non li riesce più ad avere.
ricapitalismoSiamo “al cane che si morde la coda”: per rilanciare l’economia occorrono finanziamenti che però nessuno riesce a ottenere perché … non ha i fondi per poterlo fare. E così anche chi non è in questa condizione sta fermo, perché non si fida e aspetta. Il risultato è l’attuale immobilismo, dove solo qualche illuso, ogni tanto, sogna di vedere, nel “più zero virgola” di turno, un barlume di ripresa.
Come “Fare per Fermare il declino” pensi, perdurando una simile situazione, di raggiungere l’obbiettivo della ricapitalizzazione del sistema bancario italiano rimane un mistero; a meno che intenda proseguire il nefasto operato dell’ex governo Monti e cioè, per farla breve, togliere soldi al Paese per darli alle banche. Grazie tante, abbiamo già dato!

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