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SE GRAMELLINI VENISSE QUALCHE GIORNO CON ME …

15/11/2013

Altro brutto commento di Gramellini, che ormai (e mi spiace dirlo), fra quelli malamente copiati e altri che gli vengono contestati, sta diventando più un dispiacere che un piacere leggerlo.

busta-pagaOggi se la prende con i lavoratori autonomi, colpevoli di guadagnare meno dei lavoratori dipendenti. Inizia dando ragione a sua mamma, che diceva di “diffidare di qualsiasi attività che non contemplasse una busta paga” (dimenticando che ai vertici della “piramide” che le assicurava lo stipendio c’era sicuramente qualcuno che non aveva una vera e propria busta paga ma la doveva dare a tutti gli altri).
Prosegue con massime del tipo “senza stipendiati e pensionati, lo Stato non avrebbe più i soldi per pagare stipendi e pensioni” (dimenticando di dire che probabilmente uno dei più grossi problemi dell’Italia sono la quantità di stipendi e pensioni, spesso non meritate, che l’apparato deve ogni mese garantire).
filesPoi si attarda con frasi famose tipo “un «pensionato d’oro» da 2000 netti al mese fa più scandalo di un evasore che ostenta beni di lusso” (ma se ne conosce così tanti di questi “evasori”, perché non li denuncia?) e “il lavoro nero viene accettato come se fosse una scappatoia inevitabile” (perché i lavoratori dipendenti che fanno, in nero, il doppio lavoro non sono mai esistiti, vero?).
Ed eccoci al “colpo di scena” finale … Forse accortosi che le cose non stanno proprio così, conclude con la solita “tirata” sui nostri manager pubblici, che sono (grazie Gramellini per avercelo ricordato!) “i più pagati al mondo …: il triplo dei tedeschi“.
Ora, vorrei che Gramellini scendesse dal suo pulpito (mi veniva da scrivere “dorato” ma evito …) e mi facesse compagnia qualche giorno, a far visita ai tanti “autonomi” (non quelli che spaccano le vetrine che tanto non gli succede niente … gli altri, quelli che le vetrine poi se le devono ripagare) che si devono inventare la vita ogni giorno, perché la busta paga, a fine mese, non ce l’hanno; quelli che faticano a prendere un lavoro che, quando c’è (e ultimamente …. non c’è) è da fare per ieri e che quando è da pagare se va bene è per dopo-dopo-dopodomani. Poi, dopo aver gustato le tante altre piacevolezze del mestiere (per esempio gli orari assurdi, i fornitori poco affidabili, le banche che ti tagliano il fido, le montagne di “tasse bislacche” che anche lui ricorda e le sanzioni che, quelle sì, arrivano sempre puntuali e si raddoppiano in un amen), al momento di lottare con il commercialista per fare la dichiarazione dei redditi (che sarà “non congrua”, scommettiamo?) … ne riparliamo, va bene?

massimo-gramellini

Il giornalista de La Stampa, Massimo Gramellini. Il link sulla foto rimanda al suo articolo.

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2 commenti
  1. Marco Boggio permalink

    Le tasse di uno Stato a moneta sovrana (per sovrana intendo che ne detiene il monopolio, non agganciata ad altre valute, flottante sul mercato dei cambi e non convertibile) non servono a dare denaro allo Stato da spendere per il bene pubblico, così è sempre stato in Italia prima del 2002. Nei 17 Paesi dell’eurozona invece, purtroppo, no!! Non funziona più così.
    Immaginate la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, denaro numeri corrono aumentando, quando lo Stato ci tassa gli stessi numeri scendono, e le cifre spariscono nel nulla. La tassazione distrugge il denaro, tutto qui. Ma allora, perché gli Stati a moneta sovrana tassano? Immaginate la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i numeri corrono aumentando, es. da 234.000 a 234.400 (i c/c di cittadini si gonfiano); quando lo Stato ci tassa gli stessi numeri scendono ad es. da 234.400 a 234.100 (i c/c dei cittadini si sgonfiano). Semplicemente 300 cifre elettroniche sono sparite nel nulla, non possono essere spese. Anche nel caso remoto in cui un cittadino pagasse le sue tasse in contanti, accade la stessa cosa: i contanti finiscono alla Banca Centrale che li distrugge.
    Fate a chiunque la seguente domanda: “A cosa servono le tasse?”. La risposta sarà invariabilmente “A dare denaro allo Stato per il suo funzionamento”. Non è forse vero che dalle tasse lo Stato ricava la spesa per la sanità, scuole, infrastrutture o pensioni? L’allungamento dell’età pensionabile non è forse giustificato dalla necessità di raccogliere maggior fondi per la previdenza sociale?

    Se lo Stato è a moneta sovrana la risposta è no, un secco e chiaro no. Mentre la risposta è sì per i 17 Paesi dell’Eurozona. Per nostra negligenza e incompetenza non abbiamo mai saputo che le tasse non servivano allo Stato per spendere, però sappiamo che le tasse vanno obbligatoriamente pagate nella moneta che lui stesso ha creato, per cui si tratta proprio di soldi elargiti che poi tornano indietro in parte. Inoltre, poiché il governo a moneta sovrana s’inventa il denaro, non ha senso che si complichi la vita per riprenderlo indietro e rispenderlo, fa prima a inventarsene dell’altro. In realtà ciò che accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro accreditando i conti correnti dei propri dipendenti, investendo in opere pubbliche, accreditando i c/c delle aziende che hanno eseguito i lavori, che poi si riprende (IN PARTE) con le tasse, distruggendolo, perché si tratta proprio dei soliti impulsi elettronici che viaggiano avanti e indietro.
    Ecco cosa sono le tasse veramente: denaro che sparisce, null’altro. Certamente non un mezzo per racimolare soldi per la spesa dello Stato.
    Le ragioni erano e rimangono quattro.
    Lo Stato a moneta sovrana tassa per:
    1) tenere a freno il potere economico dei ricchi (non quello della gente comune). Infatti uno dei pochi mezzi che lo Stato ha per impedire alle oligarchie private di divenire immensamente ricche e quindi di spodestarlo, è di tassarle.
    2) limitare l’inflazione. Si è detto che l’inflazione è causata dal troppo denaro in giro rispetto alla quantità di prodotti. Se ciò accade lo Stato si riprende i suoi soldi attraverso la tassazione.
    3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti. Tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e detassa le beneficienze, le ristrutturazioni, ecc.
    4) imporre ai cittadini l’uso della sua moneta.
    Una storiella per approfondire il punto 4:
    Il Re stampa la sua moneta (carta, metallo o altro). Con essa si compra ciò che gli pare e c’è chi dice che questo è ingiusto, poiché il monarca guadagna dalla sua moneta senza dare nulla in cambio. Se questo Re ha un esercito che terrorizza i cittadini ridotti a schiavi, allora l’accusa regge e il tiranno imporrà la sua valuta a tutti senza nulla concedere in contropartita. Lui se la gode gratis e tutti gli altri devono sgobbare per averla. Ma se il Re governa una democrazia dove schiavizzare con le armi non è più possibile, come fa ad imporre la sua moneta a tutti? Semplice, lo fa con le leggi. Esse sanciscono che quella moneta è la valuta nazionale. Ok, ma anche questo stratagemma non è sufficiente a garantire che tutti in quel Paese la utilizzino sempre. Infatti chiunque potrebbe inventarsi altre monete locali e sopravvivere senza quasi mai usare quella del monarca. Ma allora perché nei fatti tutti la usano? Perché il Re, sempre attraverso le leggi, impone a tutti i cittadini le tasse da pagare, ed esse vanno obbligatoriamente versate con la moneta emessa dal Re. Il gioco è fatto, se così non fosse lo Stato stesso cesserebbe di esistere. Siccome abbiamo questo obbligo di legge, conviene a tutti lavorare per guadagnare e usare la valuta del Re e non quella di altri feudi locali. E cosa ci dà il Re in cambio? Ci dà il diritto di sbarazzarci dei nostri obblighi finanziari verso di lui con la stessa carta straccia o metallo povero che ha emesso per primo. Dunque le tasse servono a imporre alla cittadinanza nazionale una valuta unica.
    Sostituite Re con Governo/Stato, e il gioco è fatto. Non esiste altro motivo per cui i cittadini debbano accettare la sua moneta, se non le tasse.
    Ricapitolando, le tasse dello Stato a moneta sovrana non servono mai a permettere allo Stato di spendere. Ma come al solito, la musica cambia del tutto per i governi che non hanno moneta sovrana e qui torniamo ai soliti poveri 17 dell’Eurozona. Si è già visto che essi non possono spendere emettendo moneta a deficit senza limiti, proprio perché non posseggono alcuna moneta, l’euro non è di nessuno, letteralmente. Essi non possono cioè pigiare tasti al Tesoro o alla BC ed emettere denaro. Per spendere, devono prenderlo in prestito dai privati, vendere beni pubblici, oppure tassarci.
    Poiché il “debito/deficit” dei 17 Paesi dell’Euro ora è veramente un debito e va ripagato, diventa ancor più impellente per questi Stati trovare il denaro per farlo, e il prelievo fiscale serve principalmente a questo, purtroppo

  2. Ettore Ariotti permalink

    A mio parere, il problema non è la professione, il settore o l’inquadramento.
    Anche tra i dipendenti c’è chi elude / evade, dichiarando il falso, pagando in nero e così via.
    È innegabile, comunque, che il dipendente mai potrà scaricare le spese per auto, vestiti, pc o telefoni dichiarandole strumentali al proprio lavoro. Anche se deve recarsi al lavoro in auto, anche se deve essere elegante, anche se il figlio a carico deve avere il pc per l’università, anche se vuole che il figlio abbia un cellulare per i casi di emergenza mentre lui è al lavoro.
    Il problema vero resta l’onestà e il senso civico che ognuno dovrebbe avere. Purtroppo spesso “l’occasione fa l’uomo ladro” e certamente i non dipendenti hanno più “occasioni”. Se poi consideriamo i casi in cui si scopre che il fallimento di un’azienda è pilotato, finto, voluto, ecco che alcuni luoghi comuni trovano la loro ragion d’essere.
    Tutti quanti dovremmo rendersi conto che per avere servizi occorre dare tasse e che ciò che non dò io lo deve dare qualcun altro. E chi gestisce dovrebbe rendersi conto che ha già uno stipendio come ricompensa, non deve cercare tangenti o regalie da coloro cui sono affidati i lavori.

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