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C’ERA UNA VOLTA LA GRANDE BIELLA

24/11/2013

Vi siete mai chiesti come racconterete Biella ai vostri nipoti? Il “c’era una volta” sarà perlomeno d’obbligo anche perché vi ritroverete a parlare di una città che non c’è più e che loro faticheranno a riconoscere dalle vostre parole.

lanificio-botto01Gli parlerete di fabbriche operose e di artigiani instancabili e di un tessile che aveva portato l’area alla ribalta mondiale; mentre loro vedranno solo impianti dismessi e aree industriali di cui nessuno, già oggi ma quel giorno ancor di più, saprà che farsene.

Gli parlerete della potente Unione Industriale Biellese, che fu per tanto tempo una delle più importanti “territoriali” di Confindustria, oggi declassata a ufficio periferico dell’Associazione Industriali di Novara. Gli racconterete di quando era tutto un pullulare di altre realtà: come Fidindustria, ai tempi una delle cooperative fidi più dinamiche dell’intero Piemonte, mentre oggi è soltanto una delle sedi locali di Confidi Lombardia; come Texbima, allora il più importante consorzio del settore meccanotessile in Italia; e poi di Città Studi, una realtà a cui tutte le università, ai tempi, “facevano la corte”.

Gli racconterete poi di quando il Biellese combatteva per avere nuove vie di accesso (ricordate l’eterna diatriba fra i sostenitori del “peduncolo” e quelli del collegamento con il casello di Ghemme?), mentre oggi la Trossi è più che sufficiente e nelle vallate … chi ci va più?

Già, le strade … Tutto ebbe inizio quando il Commissario Straordinario della Provincia di Biella, non sapendo più che pesci pigliare per quadrare il bilancio di un ente già allora a dir poco inutile, annunciò, senza creare peraltro grande scandalo, che avrebbe chiuso il sottopasso della tangenziale di Biella e la galleria della Volpe a Cossato; rendendo così inutilizzabili due arterie su cui, ai tempi, passavano quasi 20.000 vetture al giorno nel primo caso e circa 3.000 nel secondo.

gallerie-chiuse-ltUn “taglio dei servizi essenziali” che altrove avrebbe portato la gente in piazza e creato ovunque inenarrabili disordini; ma che a Biella, passò quasi sotto silenzio … giusto qualche titolo sui giornali, qualche bisbiglio su Facebook e gli interventi “di prammatica” dei politici locali. Che poi decisero di rinviare il tutto, ottenendo di spalmare i costi di quel servizio sul bilancio dei successivi vent’anni. Un debito che loro, i nostri nipoti, probabilmente non sanno di stare ancora pagando!

Strana cosa era diventata Biella ai tempi: sembrava che tutto fosse “normale”, anche ciò che altrove normale proprio non era. Ci si faceva andare bene tutto, l’importante era l’apparenza, quell’assurdo “far vedere che andava tutto bene” mentre invece non ‘c’era proprio niente che andava bene.

L’area, in pochi anni, aveva perso buona parte del proprio tessuto industriale, in città e su per le valli era tutto un “affittasi e/o vendesi” (che nessuno poi affittava e/o vendeva) e il numero degli abitanti era in calo continuo; ma se qualcuno si sbagliava a rispondere “‘nduma propri mal!” al solito “mec a va?” del conoscente incontrato per strada, di sicuro ciò che si sentiva dire subito dopo era uno stupito “cu l’a capitate!“, come se lui fosse stato l’unico ad avere qualcosa che non andava. Eppure tutti avevano gli stessi problemi e tutti erano nella stessa situazione: non c’era lavoro, non si arrivava a fine mese e il governo ci ammazzava di tasse.

Di lì in poi, il crollo fu assai rapido: Biella perse la Provincia, che tanto aveva lottato per avere, di nuove strade presto non si parlò più (se non in occasione di questa o quell’altra elezione), la Ferrovia tornò a essere un “ramo secco” e tantissimi furono i giovani che, dando retta ai genitori (cosa che fece rivoltare nella tomba generazioni di loro avi), appena possibile andarono altrove per poi … non tornare più.

sede-uib01Persino la chiusura dell’Unione Industriale Biellese, cosa impensabile fino a pochi anni prima, fu liquidata in quattro e quattr’otto: ne parlarono soprattutto i giornali di Novara (presentandola, per “indorare la pillola”, come una grossa opportunità per gli industriali biellesi); a Biella la cosa fece poco scalpore, tant’è che il trisettimanale locale di proprietà degli industriali liquidò la cosa con un paio di colonne in prima pagina … D’altra parte, che poteva fare? Non era anche lui in procinto di essere “assorbito” dal Corriere di Novara?

“Fondo” pubblicato sul bisettimanale La Nuova Provincia Di Biella di sabato 23 novembre 2013 (clicca questo link per l’articolo in originale)

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