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IL RISOTTO SENZA SENSO DI MICHELE SERRA

14/07/2014

Ho letto due o tre volte il pezzo di Michele Serra ma l’impressione iniziale è rimasta invariata: che risotto senza senso! A dire il vero, non è la prima volta che Serra parte da un punto per finire in un altro che c’entra poco o niente ma tant’è … evidentemente gli argomenti di cui dispone sono quelli.
amaca-m-serraPremessa: sulla follia di correre dietro a smartphone di ultima generazione anche se non si ha di che vivere … come si fa a non essere d’accordo? Se il “risvolto socio-culturale del quale varrebbe la pena di discutere” fosse questo la discussione non potrebbe che essere breve: è a dir poco lapalissiana, infatti, l’assurdità di un simile comportamento. Con una, giusto un filino polemica, annotazione: se il paragone riso-smartphone fosse voluto in virtù dell’analoga provenienza di questi prodotti, potrei anche dire che sarei ben felice di acquistare telefonini, computer & c. di casa nostra … se un De Benedetti non a caso non avesse a suo tempo distrutto l’industria informatica italiana (e non occorre essere eporediesi per capire cosa voglio dire).
Diciamo però che questo non è l’argomento del contendere e torniamo quindi all’assunto iniziale: “L’invasione del riso cinese mette a dura prova il riso italiano“. Sarebbe come minimo logico attendersi, con un inizio così, una presa di posizione a favore delle nostre aziende, del nostro sistema produttivo … e invece no, la cosa viene più o meno bollata come un vezzo un po’ snob e un po’ da “fighetto” di chi non ha di meglio da fare.
Bene, io vorrei sapere come funziona la testa di una certa “intellighenzia” di sinistra, di cui, ovviamente, considero Serra facente parte. Anziché, infatti, scagliarsi contro logiche di mercato che non possono che provocare, in ultima analisi, chiusure di aziende e aumento della disoccupazione, ci si perde, in difesa del libero mercato e della globalizzazione (che dovrebbero invece essere argomenti della destra capitalista), negli sterili discorsi di cui sopra, tralasciando (o meglio, riducendolo a una parentesi, ovvero l’iniziale “verifiche sui pesticidi: zero“) l’aspetto salutistico che pure, con ciò che viene prodotto in estremo oriente non è proprio argomento di secondaria importanza.  Non una parola, poi, sulle condizioni dei lavoratori che, in quei paesi, sono a dir poco indietro di due o tre secoli. Cos’è, essendo questi stati socialisti o di derivazione socialista l’argomento è tabù?
riso-euIl problema è ovviamente ben più grave e complesso di quanto Serra, con straordinaria superficialità, asserisce: al di là degli aspetti “socio-culturali” di cui sopra (basterebbe un po’ di buona volontà e giusta comunicazione e certe storture si raddrizzano), in gioco c’è il futuro di un altro dei settori trainanti della nostra economia. E’ la nostra agricoltura, messa in ginocchio da regole assurde (prima fra tutte l’apertura indiscriminata dei mercati) volute da questa Unione Europea; un “non Stato” (avendo come esempio gli Stati Uniti d’America) che, come ho già detto più volte, non difende i propri confini, il proprio sistema produttivo e la propria gente. Un “non Stato” che detta regole e distribuisce sanzioni di continuo ma dove ognuno, in tema di politica economica, di politica estera e di difesa, fa ciò che vuole. Oggi l’argomento è il riso piemontese e veneto, ieri erano le melanzane sicule, l’altro giorno gli agrumi di Calabria, da sempre il latte delle fattorie della pianura padana. Questo è il problema, caro Serra, altro che sterili storielle “socio-culturali” … se ci fossero ancora i nostri nonni contadini, sarebbero già venuti col forcone a Roma come a Bruxelles a cacciar fuori questa manica di incapaci: ma quelli erano altri tempi, vero?

 

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