Skip to content

LA NOSTRA PAZIENZA HA UN LIMITE

Antidemocratici, populisti, sfascisti (definizione a cui qualcuno ha presto tolto la prima “s”) … questi sono alcuni dei tanti epiteti che ho visto in questi giorni rivolgere a “quelli del 9 dicembre”: gente che a Biella come altrove (con qualche doverosa eccezione, come sempre avviene) è apparsa a tutti arrabbiata ma comunque cortese, stanca ma ancora disponibile, esasperata ma in ogni caso con ancora tanta voglia di fare.

basta-castaPer studiata semplificazione più che per innocente semplicità, media e “addetti ai lavori” li hanno chiamati “forconi”, pur trovandosi davanti un movimento variegato, articolato e diffuso sul territorio. Una capillarità e una determinazione che ha spaventato alquanto l’”apparato”, che non ha esitato a sfruttare al meglio le proprie armi: facendo passare un’informazione distorta (mai visti i TG così tanto di parte, tutti all’unisono), richiamando all’ordine le forze di polizia (colpevoli di aver “forse” solidarizzato con i manifestanti) e lanciando appelli e anatemi nei confronti delle istituzioni, invitandole a “serrare le fila” (tanto non sono loro, capo del Governo o ministro dell’Interno, ad avere a che fare direttamente con la gente).

Risultato? S’è visto, una volta di più, quant’è grande e purtroppo incolmabile la distanza che separa il vertice dalla base, la “casta” dal “paese reale”. Quelli arroccati nei palazzi, gli altri nelle strade a protestare. Loro a lanciare appelli dalle televisioni, gli altri a sbeffeggiarli via Internet.

L'incontro dei manifestanti con il Sindaco di Biella, Dino Gentile

L’incontro dei manifestanti con il Sindaco di Biella

E’ evidente che così non si va da nessuna parte … perché senza lavoro non si crea ricchezza, senza ricchezza non ci sono consumi e senza consumi qualsiasi mercato non sta in piedi. Se poi ancora lo si penalizza con un sistema fiscale a dir poco oppressivo, la frittata è fatta, lo capisce anche un bambino.

E a Roma? A Bruxelles? Perché non lo capiscono? Non sono stupidi, lo sanno benissimo che, avanti così, non si risolve nulla … però “loro” devono difendere lo “status quo”, ovvero quel contorto disegno di Europa che l’Italia, nelle condizioni in cui è (come pure la Grecia, la Spagna, il Portogallo e domani anche la Francia), non riesce a seguire.

Cosa vogliono “i forconi”? Abbattere questo sistema, a Biella come a Torino, in Sicilia come nel Triveneto. Vogliono un Paese (e un’Europa) che sia a fianco dei cittadini, che li protegga, che difenda le sue imprese, il lavoro di tutti, la vita di tutti. Un’Italia che tassi ma non tartassi, che accolga ma che non sia invasa, che applichi regole purché chiare e valide per tutti. Un Paese, insomma, che funziona e paga ciò che deve e che, se ti trovi in difficoltà, ti aiuta e non ti uccide con Equitalia e le mille penali che ti ritrovi subito applicate.

Ci vorrà del tempo ma il primo passo è stato fatto. Ora è chiaro che qualcosa cambierà, con le buone o con le cattive: perché tutto ha un limite, anche la pazienza degli Italiani.

Il corteo del 9 dicembre per le vie di Biella

Il corteo del 9 dicembre per le vie di Biella

“Fondo” pubblicato sul bisettimanale La Nuova Provincia Di Biella di mercoledì 18 dicembre 2013 (clicca questo link per l’articolo in originale)

Annunci

MUOVITI BIELLA!

A SOSTEGNO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 9 DICEMBRE

Bella o brutta che sia la protesta del 9 dicembre, se c’è un’area che più di altre dovrebbe essere in questi giorni lì in strada a dimostrare, questo è il Biellese: un tempo florido, invidiato e apprezzato distretto industriale, oggi sistema economico in equilibrio alquanto precario e in via di progressiva smobilitazione.

politici-cittadini-bancheGrazie a un’attività produttiva che lo caratterizzava e lo pervadeva ovunque, dal capoluogo alle valli, ancora una decina di anni or sono, trovare lavoro nel Biellese non era davvero un problema: nel 2002, per esempio, nonostante si fosse nel pieno di una delle consuete “crisi congiunturali” del tessile, il tasso di disoccupazione era pari al 4,1% (ma si era fermato a quota 2,7% l’anno prima) contro il 9,0% medio dell’intero Paese. Un livello comunemente definito “fisiologico”, di cui Biella andava giustamente fiera. Oggi, invece, quel tasso è più che raddoppiato: nel 2012 era pari all’8,9% contro una media nazionale del 10,7%.

Altri dati potrebbero essere messi a confronto (il drastico calo dei consumi, per esempio, il livello più che quadruplicato, delle sofferenze bancarie, il massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali e ancora la continua perdita di valore aggiunto dell’area) ma servirebbero solo a “circostanziare” un cambiamento epocale che nessuno a Biella, da tempo ormai, mette più in discussione.

conti-in-ordineUn cambiamento di cui questa terra, a onor del vero, ha colpa solo in parte. Ai Biellesi può essere infatti imputata l’ingenua convinzione che tutto avrebbe comunque continuato ad andare avanti (ricordo che uno dei presidenti UIB del tempo era solito commentare che “di crisi del tessile italiano se ne parlava quando andavo ancora a scuola … ma oggi siamo ancora tutti qui”) e una colpevole generazionale pigrizia (che altre aree non avevano) in tema di diversificazione.

Al “Sistema Paese” e all’Europa intera va invece “riconosciuto il merito” di averci inguaiato per bene con la tanto osannata quanto incontrollata “globalizzazione”, accompagnata da una finta “liberalizzazione dei mercati” che ha di fatto ucciso il manifatturiero dei paesi mediterranei. L’euro, le continue (e spesso inapplicabili) normative europee, gli italici e mai risolti disservizi e, non ultima, una tassazione a dir poco oppressiva, hanno poi dato il “colpo di grazia”, precipitando il Paese in una crisi che sembra non avere mai fine.

Ce n’è abbastanza per andare tutti, imprenditori e dipendenti, commercianti e artigiani, occupati e disoccupati a sedersi in mezzo alla strada per non alzarsi più e invece … invece a Biella c’erano soprattutto tanti volenterosi giovanotti, l’altra mattina, a “passeggiare” avanti e indietro su quelle strisce pedonali. Ragazzi che, probabilmente, del Biellese del tempo che fu hanno sempre e soltanto sentito parlare. Muoviti Biella!

panorama-biella2

DA QUALCHE PARTE BISOGNA PUR COMINCIARE!

A SOSTEGNO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 9 DICEMBRE

Oggi, 9 dicembre 2013, ho fatto una cosa per me davvero “strana”: sono andato in mezzo a una rotonda, alla periferia di Biella, dove vivo, a passeggiare avanti e indietro sulle strisce pedonali. L’ho fatto lentamente, come tanti altri (a dire il vero molti più di quanti avrei pensato, conoscendo i Biellesi), e pure per un bel po’, sotto lo sguardo comprensivo dei “tutori dell’ordine”, accorsi in forza a presidiare quello e altri due o tre incroci poco distanti.

Il presidio di Biella all'imbocco della Strada Trossi

Il presidio di Biella all’imbocco della Strada Trossi

Una cosa “strana” dicevo … cercate di capirmi, io di solito in mezzo alla strada ci sto per far partire vetture da gara o per “dirigere il traffico” di qualche raduno di auto storiche; e, a pensarci bene, nemmeno ai tempi della scuola mi sono mai trovato a manifestare “contro” … anzi, allora (ve lo ricordate il ’77? Vissuto a Torino, però, non a Biella …) ero fra quelli che, per entrare a scuola, sfondavano pretestuosi, continui e inutili picchetti, altro che fra chi li organizzava!
E ricordo ancora (quanto tempo è passato!) la famosa “marcia dei quarantamila”, che pose fine alle follie di un certo sindacalismo e di una certa sinistra che per più di un mese (era il 1980) aveva bloccato la Fiat e tutta Torino.

Il volantino della manifestazione

Il volantino della manifestazione

Per questo, per me e chi la pensa come me, dico che è “strano”, trovarsi lì a dar manforte a qualcuno che nemmeno conosci, che magari hai solo fra gli amici Facebook, in una manifestazione di cui, francamente, non si conoscono bene né gli organizzatori né le finalità. Qualcosa però bisogna fare, perché limitarsi a lanciare invettive dalla tastiera di un computer serve a poco.

Io la decisione di partecipare l’ho presa ieri, dove aver constatato di persona, una volta di più, l’assoluta manipolazione di cui sono oggetto i principali organi di stampa, televisioni in primo luogo. Queste hanno continuato, per tutto il giorno, a parlare delle primarie del PD e, per “par condicio non petita” della “convention” dei circoli Forza Silvio; relegando in infima posizione (e spesso trattandola come un banale “sciopero degli autotrasportatori”) una protesta di cui, in rete, si parlava e si parla ormai da settimane.
La stessa cosa sta succedendo oggi … se andate in rete, ne sentite d’ogni, provenienti da tutta Italia, ma se accendete la televisione, si parla d’altro.
E allora basta, è ora di fare qualcosa di concreto, perché questa politica, questa Europa, questa finanza deve essere fermata.
Non so se questa manifestazione produrrà dei risultati; so però che da qualche parte bisogna pur cominciare. Va bene sia bloccare un incrocio che contribuire a diffondere una corretta informazione: l’importante è che ognuno, nel suo piccolo, faccia qualcosa: prima che sia davvero troppo tardi.

La mappa dei presidi pubblicata su Internet. Altro che un banale "sciopero degli autotrasportatori"!

La mappa dei presidi pubblicata su Internet.
Altro che un banale “sciopero degli autotrasportatori”!

C’ERA UNA VOLTA LA GRANDE BIELLA

Vi siete mai chiesti come racconterete Biella ai vostri nipoti? Il “c’era una volta” sarà perlomeno d’obbligo anche perché vi ritroverete a parlare di una città che non c’è più e che loro faticheranno a riconoscere dalle vostre parole.

lanificio-botto01Gli parlerete di fabbriche operose e di artigiani instancabili e di un tessile che aveva portato l’area alla ribalta mondiale; mentre loro vedranno solo impianti dismessi e aree industriali di cui nessuno, già oggi ma quel giorno ancor di più, saprà che farsene.

Gli parlerete della potente Unione Industriale Biellese, che fu per tanto tempo una delle più importanti “territoriali” di Confindustria, oggi declassata a ufficio periferico dell’Associazione Industriali di Novara. Gli racconterete di quando era tutto un pullulare di altre realtà: come Fidindustria, ai tempi una delle cooperative fidi più dinamiche dell’intero Piemonte, mentre oggi è soltanto una delle sedi locali di Confidi Lombardia; come Texbima, allora il più importante consorzio del settore meccanotessile in Italia; e poi di Città Studi, una realtà a cui tutte le università, ai tempi, “facevano la corte”.

Gli racconterete poi di quando il Biellese combatteva per avere nuove vie di accesso (ricordate l’eterna diatriba fra i sostenitori del “peduncolo” e quelli del collegamento con il casello di Ghemme?), mentre oggi la Trossi è più che sufficiente e nelle vallate … chi ci va più?

Già, le strade … Tutto ebbe inizio quando il Commissario Straordinario della Provincia di Biella, non sapendo più che pesci pigliare per quadrare il bilancio di un ente già allora a dir poco inutile, annunciò, senza creare peraltro grande scandalo, che avrebbe chiuso il sottopasso della tangenziale di Biella e la galleria della Volpe a Cossato; rendendo così inutilizzabili due arterie su cui, ai tempi, passavano quasi 20.000 vetture al giorno nel primo caso e circa 3.000 nel secondo.

gallerie-chiuse-ltUn “taglio dei servizi essenziali” che altrove avrebbe portato la gente in piazza e creato ovunque inenarrabili disordini; ma che a Biella, passò quasi sotto silenzio … giusto qualche titolo sui giornali, qualche bisbiglio su Facebook e gli interventi “di prammatica” dei politici locali. Che poi decisero di rinviare il tutto, ottenendo di spalmare i costi di quel servizio sul bilancio dei successivi vent’anni. Un debito che loro, i nostri nipoti, probabilmente non sanno di stare ancora pagando!

Strana cosa era diventata Biella ai tempi: sembrava che tutto fosse “normale”, anche ciò che altrove normale proprio non era. Ci si faceva andare bene tutto, l’importante era l’apparenza, quell’assurdo “far vedere che andava tutto bene” mentre invece non ‘c’era proprio niente che andava bene.

L’area, in pochi anni, aveva perso buona parte del proprio tessuto industriale, in città e su per le valli era tutto un “affittasi e/o vendesi” (che nessuno poi affittava e/o vendeva) e il numero degli abitanti era in calo continuo; ma se qualcuno si sbagliava a rispondere “‘nduma propri mal!” al solito “mec a va?” del conoscente incontrato per strada, di sicuro ciò che si sentiva dire subito dopo era uno stupito “cu l’a capitate!“, come se lui fosse stato l’unico ad avere qualcosa che non andava. Eppure tutti avevano gli stessi problemi e tutti erano nella stessa situazione: non c’era lavoro, non si arrivava a fine mese e il governo ci ammazzava di tasse.

Di lì in poi, il crollo fu assai rapido: Biella perse la Provincia, che tanto aveva lottato per avere, di nuove strade presto non si parlò più (se non in occasione di questa o quell’altra elezione), la Ferrovia tornò a essere un “ramo secco” e tantissimi furono i giovani che, dando retta ai genitori (cosa che fece rivoltare nella tomba generazioni di loro avi), appena possibile andarono altrove per poi … non tornare più.

sede-uib01Persino la chiusura dell’Unione Industriale Biellese, cosa impensabile fino a pochi anni prima, fu liquidata in quattro e quattr’otto: ne parlarono soprattutto i giornali di Novara (presentandola, per “indorare la pillola”, come una grossa opportunità per gli industriali biellesi); a Biella la cosa fece poco scalpore, tant’è che il trisettimanale locale di proprietà degli industriali liquidò la cosa con un paio di colonne in prima pagina … D’altra parte, che poteva fare? Non era anche lui in procinto di essere “assorbito” dal Corriere di Novara?

“Fondo” pubblicato sul bisettimanale La Nuova Provincia Di Biella di sabato 23 novembre 2013 (clicca questo link per l’articolo in originale)

SE GRAMELLINI VENISSE QUALCHE GIORNO CON ME …

Altro brutto commento di Gramellini, che ormai (e mi spiace dirlo), fra quelli malamente copiati e altri che gli vengono contestati, sta diventando più un dispiacere che un piacere leggerlo.

busta-pagaOggi se la prende con i lavoratori autonomi, colpevoli di guadagnare meno dei lavoratori dipendenti. Inizia dando ragione a sua mamma, che diceva di “diffidare di qualsiasi attività che non contemplasse una busta paga” (dimenticando che ai vertici della “piramide” che le assicurava lo stipendio c’era sicuramente qualcuno che non aveva una vera e propria busta paga ma la doveva dare a tutti gli altri).
Prosegue con massime del tipo “senza stipendiati e pensionati, lo Stato non avrebbe più i soldi per pagare stipendi e pensioni” (dimenticando di dire che probabilmente uno dei più grossi problemi dell’Italia sono la quantità di stipendi e pensioni, spesso non meritate, che l’apparato deve ogni mese garantire).
filesPoi si attarda con frasi famose tipo “un «pensionato d’oro» da 2000 netti al mese fa più scandalo di un evasore che ostenta beni di lusso” (ma se ne conosce così tanti di questi “evasori”, perché non li denuncia?) e “il lavoro nero viene accettato come se fosse una scappatoia inevitabile” (perché i lavoratori dipendenti che fanno, in nero, il doppio lavoro non sono mai esistiti, vero?).
Ed eccoci al “colpo di scena” finale … Forse accortosi che le cose non stanno proprio così, conclude con la solita “tirata” sui nostri manager pubblici, che sono (grazie Gramellini per avercelo ricordato!) “i più pagati al mondo …: il triplo dei tedeschi“.
Ora, vorrei che Gramellini scendesse dal suo pulpito (mi veniva da scrivere “dorato” ma evito …) e mi facesse compagnia qualche giorno, a far visita ai tanti “autonomi” (non quelli che spaccano le vetrine che tanto non gli succede niente … gli altri, quelli che le vetrine poi se le devono ripagare) che si devono inventare la vita ogni giorno, perché la busta paga, a fine mese, non ce l’hanno; quelli che faticano a prendere un lavoro che, quando c’è (e ultimamente …. non c’è) è da fare per ieri e che quando è da pagare se va bene è per dopo-dopo-dopodomani. Poi, dopo aver gustato le tante altre piacevolezze del mestiere (per esempio gli orari assurdi, i fornitori poco affidabili, le banche che ti tagliano il fido, le montagne di “tasse bislacche” che anche lui ricorda e le sanzioni che, quelle sì, arrivano sempre puntuali e si raddoppiano in un amen), al momento di lottare con il commercialista per fare la dichiarazione dei redditi (che sarà “non congrua”, scommettiamo?) … ne riparliamo, va bene?

massimo-gramellini

Il giornalista de La Stampa, Massimo Gramellini. Il link sulla foto rimanda al suo articolo.

IL GRAN PREMIO D’INDIA? NO GRAZIE!

Il testo che segue è tratto dal blog del Generale Fernando Termentini (http://fernandotermentini.blogspot.it) ed è stato messo on line venerdì 25 ottobre 2013 in vista del Gran Premio di Formula 1 che si corre oggi in India.

Lo pubblico per aderire all’appello del Generale a favore dei nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da quasi due anni ingiustamente trattenuti in India, in perfetto spregio delle più elementari norme del diritto internazionale e senza aver avuto alcun processo.

Con l’aggravante di un governo (il nostro governo) che dopo il vergognoso “scusate, abbiamo scherzato di Monti”, non fa assolutamente nulla per sbloccare la situazione.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone venduti per trenta denari!

Il 27 ottobre si correrà in India il Gran Premio di Formula 1. Lo scorso anno la Ferrari partecipò con il simbolo della Marina Militare italiana per ricordare i nostri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in ostaggio dell’India.
ferrari-marinesSono passati oltre 600 giorni e ogni giorno è sempre più evidente che Massimiliano e Salvatore si trovino ancora in India per tentare di difendere interessi economici, fatti rientrare il 21 marzo 2013 precipitosamente in India per ingraziarsi Delhi ed evitare che all’Italia fossero annullati contratti o commesse commerciali.
L’India ha dimostrato e sta dimostrando, invece, di essere una vera Nazione a differenza di una pavida Italia. Ciò che voleva essere difeso restituendo Massimiliano e Salvatore sta svanendo nel nulla e Delhi continua per la sua strada. Per ora ha annullato la commessa con Finmeccanica, probabilmente si accinge a fare la stessa cose con altri interlocutori dell’imprenditoria italiana e, intanto, Massimiliano e Salvatore continuano a essere lontani dalle loro famiglie.
Una sudditanza italiana confermata da fatti concreti come il mancato avvio dell’arbitrato internazionale promesso. Un’iniziativa politico – diplomatica che avrebbe anche tolto l’India dall’imbarazzo di aver intrapreso una strada tutta in salita nel gestire una rilevante vicenda internazionale.
Un’Italia che invece di pretendere il rispetto del diritto, questua all’India pietà per i nostri ragazzi e non afferma invece ciò che a loro è dovuto per garanzie internazionali. Un’Italia che ancora continua a sperare nel buon cuore indiano per la risoluzione della vicenda.
f1-india-2013Non è accettabile tutti ciò. Non possiamo svendere la dignità nazionale per non urtare la suscettibilità di lobby finanziarie e politiche che per “trenta denari” hanno venduto Massimiliano e Salvatore.
Domenica prossima, 27 ottobre, la Ferrari tornerà a partecipare al Gran Premio di New Delhi concorrendo a portare nel mondo l’immagine di un India sfavillante che invece dovrebbe essere oscurata per ciò che sta avvenendo da 20 mesi. Proviamo a lanciare un segnale importante, spegniamo le luci della ribalta internazionale e lasciamo che il Gran Premio si corra senza che in Italia venga vissuto attraverso gli schermi televisivi
Per una volta siano i cittadini a decidere una giornata di lutto nazionale per commemorare la dignità internazionale perduta dal nostro Paese e dimostrando che gli italiani vogliono ancora difendere i valori essenziali di una democrazia moderna invece dimenticati da chi istituzionalmente dovrebbe farne il proprio vessillo.
Se lo scorso anno la nostra scuderia ha partecipato alla gara portando sui teleschermi del mondo il vessillo della Marina Militare per ricordare i nostri ragazzi arbitrariamente trattenuti in un paese terzo, domenica prossima la Ferrari dovrebbe correre senza esporre alcun vessillo, solo un nastrino nero segno di lutto !
Facciamo girare questa iniziativa e promuoviamola in tutti i contesti possibili !

Articolo di Fernando Termentini e Alfredo d’Ecclesia

SPOSTARE IL RALLYLEGEND O IL 4X4FEST?

Cos’hanno in comune Rallylegend, 4×4 Fest, Rallye di Sanremo, Targa Florio Historic e (melius abundare quam deficere) Rallye Antibes Côte d’Azur?
No, non “solo” il fatto di essere tutti eventi automobilistici, bensì di essere stati organizzati tutti (lo ripeto, tutti) negli stessi identici, dannatissimi giorni.
loghi-eventi-2013L’11ma edizione di Rallylegend, indiscutibilmente il più importante evento, a livello perlomeno europeo, dedicato al mondo delle auto da rally (storiche e non), si è corsa a San Marino nei giorni 10, 11, 12 e 13 ottobre; mentre la 13ma edizione del 4×4 Fest, l’unico salone italiano dedicato al mondo del fuoristrada, si è tenuto a Carrara dall’11 al 13 ottobre.
Il 55° Rallye di Sanremo, invece, gara valida per il campionato europeo nonché per il campionato italiano rally, si è corso dal 9 al 12 ottobre nella parte più occidentale della Liguria; cioè a poche decine di chilometri dai luoghi in cui, dall’11 al 13 ottobre, si è disputata la 48ma edizione del Rallye Antibes Côte d’Azur, gara valida quale settima prova del Campionato Rally francese.
Resta la Targa Florio Historic, ultima prova del Campionato Italiano Rally Storici, che avrebbe dovuto corrersi in Sicilia dall’11 al 12 ottobre (ma è stata rinviata a data da destinarsi), nell’ambito di un’articolata serie di eventi (che, per inciso, il sottoscritto avrebbe dovuto presentare … ma si sa, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo) che avrebbe dovuto comprendere anche Targa Florio Classic e Ferrari Tribute to Targa Florio.
Giusto per … in quegli stessi giorni (12/13 ottobre), in Sicilia si è corso anche il 22° Fabaria Rally (Agrigento) mentre in Toscana, quindi a pochi chilometri da Carrara, sì è gareggiato per il 34° Rally Città di Pistoia.
Ora, va bene tutto … ma visto che questa situazione non solo va avanti da anni ma ogni anno si complica ulteriormente, non sarebbe il caso di intervenire? Anche perché giustificazioni del tipo “sono eventi distanti tra loro” e “coinvolgono tipologie di auto diverse“, francamente, non stanno in piedi.
Nel primo caso, infatti, bisogna rendersi conto (al di là, per esempio, della “vicinanza anche fisica” di Sanremo e Antibes) che si tratta di eventi con valenza almeno nazionale (sto pensando ai pullman di appassionati siciliani che, in tanti anni, ho visto arrivare a San Marino); che da una simile scelta di date vengono oggettivamente danneggiati, perché costringono gli interessati a fare scelte che molti, sicuramente, vorrebbero evitare.
Nel secondo, quanti piloti, quante vetture, quanti “addetti ai lavori” avrebbero voluto o potuto partecipare a più di uno di questi eventi se non fossero stati concomitanti?
Attenzione, il discorso vale anche per gli appassionati di fuoristrada … così, su due piedi, potrei citarne almeno una decina che corrono o hanno a che fare anche con le “storiche” o i rally tradizionali!
Ora, al prossimo ottobre (che avrà, come quasi sempre, quattro domeniche), manca un anno … se ne può almeno parlare?

eventi-ottobre-2013